Parrocchia San Giuseppe - Pirri (CA)


Altrove ma presente


Come spiegare che Gesù appartiene a Dio, viene da Dio e lì ritorna al termine del suo percorso terreno? Le letture di oggi usano termini vari, tipici del pensiero ebraico. Si riteneva che oltre il firmamento, sopra i cieli, ci fosse il monte di Dio: di qui il "guardare in alto" o "l'essere elevato". La nube, citata nella prima lettura, era il segno della presenza di un Dio che nessuno (tranne Mosè) poté vedere rimanendo vivo; e da una nube era venuta una voce di conferma della divinità di Cristo nell'episodio della Trasfigurazione. Essere seduti alla destra di Dio (dal salmo 110) significava essere in una posizione praticamente invincibile ("i nemici come sgabello per i piedi") e nel Nuovo Testamento è la certificazione del suo essere "il" Messia. Nel racconto dell'evangelista Marco che leggiamo quest'anno, presumibilmente il più antico, la scena è dominata dall'incarico che Gesù lascia ai propri Apostoli: andare in tutto il mondo e predicare la "Buona Notizia" del Regno di Dio. Come a dire: "Io ho fatto il mio tempo, ora tocca a voi!". Come sempre, ad una missione corrispondono i doni che consentono di compierla. In questo caso, oltre alle capacità personali, gli Apostoli accompagneranno concetti e parole con i segni della fede in Cristo: scacceranno demoni, comunicheranno in lingue mai imparate, guariranno malati senza temere fatiche e contagi. In altri termini, nemmeno il male peggiore potrà distruggerli: sono tuttora molto efficaci le immagini bibliche di serpenti e veleni. Misteriosamente, la dipartita di Gesù non corrisponde alla sua assenza: egli è, come Dio è, l'Esistente, il Vivente. Continua ad agire insieme ai cristiani, diventati sue mani, piedi, mezzi, parole, opere.



Itinerario Mariano del Mese di Maggio