Di fronte alla sofferenza
Chi non è toccato, prima o poi nella vita, dalla sofferenza? Chi non si è scontrato con il dolore fisico o con quello interiore? Chi non ha incontrato un malessere psicologico e non si è adirato nel vedersi incompreso? Per quanto vogliamo credere che la vita è un dono e siamo nati per incontrare la felicità, noi uomini facciamo spesso l'esperienza di Giobbe. Il dolore ci sembra fortemente ingiusto, ma ineluttabile. Quando riusciamo a filosofeggiare su di esso, accogliendo una vita imperfetta, limitata, a termine, oppure ci guardiamo indietro e incontriamo chi sta peggio di noi, possiamo trovare ragioni di consolazione, ma non sappiamo se reggeremo quando toccheremo il fondo.
Se Giobbe usa parole di amara accettazione, dobbiamo riconoscere che Gesù davanti a questa realtà decide di non arrendersi. Anzi, fa di tutto per sanare chi è nella sofferenza, senza risparmiarsi. Sacrifica le ore del riposo notturno per nutrirsi di Dio ed avere la forza di ricominciare la giornata successiva, ma non rifiuta nessuno. Non si ferma a raccogliere gloria ed onori, perché c'è un nuovo villaggio da salvare.
Il miracolo della suocera di Pietro, di per sé non così eclatante, è l'esatta icona della sua missione. Gesù si fa prossimo, si avvicina per primo; la prende per mano, con un gesto umanissimo che rivela la tenerezza premurosa di Dio; la fa alzare, perché è desiderio del Padre che noi siamo in piedi, dignitosi, vivi; il suo intervento le permette di tornare a servire, mettendosi a disposizione degli altri, che è poi il senso del nostro essere al mondo. Tutto ci˜ che facciamo in questa direzione per chi soffre è benedetto da Cristo e nel nome di Dio!